Sotto il parapà

 

 

 

Progetto Sotto il Parapà sostenuto dalla Fondazione di Sardegna

Un’accoglienza per uomini senza dimora. Da non crederci, dopo quasi vent’anni trascorsi badando esclusivamente al disagio femminile. Eppure la nostra storia ci ha portato a incrociare le vicende di Giuseppe, Mario, Ignazio, Roberto e tanti altri uomini e a farcene carico senza troppi “se” e “ma”. Tutti loro, assieme a tanti altri, si trovavano chi da tre, chi da cinque e perfino 10 anni, in una casa di accoglienza per uomini gestita da un’altra associazione e che, da un giorno all’altro, ci venne affidata dal Comune prima della sua definitiva chiusura.

In quello stesso periodo, grazie alla donazione di un privato, stavamo aprendo una nuova accoglienza per donne e bambini in difficoltà, perciò ci siamo chiesti se avremmo potuto destinare ad un altro tipo di utenza la vecchia casa delle donne.

Con un gesto d’impeto, un’apertura del cuore, abbiamo proposto a quattro di questi senzatetto di trasferirsi nella nostra casa.

Sin dai primi giorni Giuseppe, Mario, Ignazio e Roberto si sono detti entusiasti della nostra proposta e della casa che gli affidavamo. Non è una reggia, naturalmente, ma una modesta casa campidanese in un grosso centro dell’hinterland di Cagliari. Le camere, una a fianco all’altra, si affacciano su un loggiato chiuso a vetri, poi ci sono due bagni, la cucinotta, la stanza da pranzo col camino, un piccolo giardino con qualche albero da frutto e un francobollo di terra incolta.

L’associazione Donne al Traguardo ha cominciato così questa strana avventura, col fermo proposito  di lavorare per consentire a Giuseppe, Mario, Ignazio e Roberto di riacquistare l’autostima perduta in anni di assistenzialismo e inclusione sociale, insomma i requisiti minimi indispensabili per una ripartenza. Abbiamo cominciato proponendo un regolamento interno per una serena convivenza e una riunione di verifica settimanale. Ovviamente, la casa è autogestita, quindi bisognava organizzare turni di pulizia, di utilizzo degli spazi e delle attrezzature comuni. Sempre nelle battute iniziali abbiamo fornito un po’ di piantine proponendo la sistemazione di un orto nel piccolo spazio verde abbandonato.

Sotto il profilo gestionale all’inizio non sono mancate le difficoltà, soprattutto per il confezionamento dei pasti. Erano abituati a mangiare alla mensa Caritas e, quindi, l’opportunità di cucinare costituiva una gran bella novità, ma anche un motivo di conflitto. Il problema è stato affrontato piu’ volte e infine si è giunti a una composizione pacifica della questione. Nessun problema invece per le pulizie: la casa e le camere sono sempre in ordine e pulite e i nuovi ospiti si sono attivati per alcune piccole riparazioni.

Le riunioni settimanali ci hanno consentito di conoscere meglio i nostri ospiti che di giorno in giorno, giunti con visi grigi e stanchi, cambiavano sensibilmente illuminandosi di sorrisi.

E’ stato così che abbiamo scoperto molto di loro. Giuseppe e Mario scrivevano da sempre bellissime poesie, Roberto è un esperto manutentore, mentre Ignazio, beh Ignazio è bravo in ogni cosa che fa.

Lui e Mario sono appassionati di giardinaggio, quindi in poco tempo hanno trasformato il giardino in un orto lussureggiante: verze, cavoli, lattughe, patate, ceci, aromatiche e tanto altro di cui vanno fierissimi e che, ovviamente, cucinano con grande soddisfazione.

Per quanto riguarda l’inclusione sociale, abbiamo attivato una sinergia con il locale circolo di Legambiente che li ha coinvolti  in diverse manifestazioni ed eventi organizzati anche con le scuole. Lo stesso circolo ha attivito un servizio di prestito librario per il quale Ignazio ha dato la propria disponibilità. Sempre a Ignazio, che ha cominciato a fare volontariato anche dai Vincenziani,  abbiamo proposto un lavoro di cura di un anziano disabile, in modo da integrare il reddito di cittadinanza. Recentemente Giuseppe ha partecipato a un reading di poesia con grandissima soddisfazione sua e di quanti lo hanno ascoltato. Bisogna dire che tutti e quattro gli ospiti, non avevano mai abitato in questa cittadina e quindi hanno potuto superare con maggiore facilità il disagio psicologico di chi si trova talmente ai margini da sentirsi totalmente improponibile ed escluso dal vivere sociale. Il recupero dell’autostima gli consente di essere a loro volta accoglienti e generosi nella consapevolezza di essere accolti e condivisi nei bisogni, ma anche nelle relazioni di amicizia con l’associazione.

Ecco, la ripresa dell’entusiasmo, il ritorno alla vita attiva, mediante piccole cose è ciò che ci incoraggia a proseguire e migliorare il nostro modo di accogliere che non assiste, ma condivide il bisogno a cominciare da un’amicizia.

Silvana Migoni

Presidente Associazione Donne al Traguardo – Cagliari